Se fai fundraising, devi smetterla con gli errori di fundraising che ti fanno perdere tempo e soldi. Ho raccolto 8 verità scomode che ogni fundraiser dovrebbe stamparsi e tenere bene in vista sulla scrivania. Te le racconto, senza troppi giri di parole.
1. Senza un sistema di gestione dei grandi donatori, non stai facendo fundraising, stai giocando alla lotteria.
Parliamoci chiaro: se gestisci i grandi donatori improvvisando, stai solo sperando nella botta di fortuna. Serve metodo. Quante visite hai fatto questa settimana? Quante richieste hai presentato? Hai un piano chiaro per ogni donatore? Se non hai risposte precise, non lamentarti se i grandi donatori non arrivano e/o non tornano. Il fundraising è una scienza, mica magia nera.
2. Piantala di parlare difficile, nessuno vuole tradurre le tue frasi.
“Capacity building”, “progettualità”, “stakeholder engagement”… STOP! Non sei a un convegno con altri addetti ai lavori. Parla come mangi. Se tua zia di Forlì non capisce cosa hai scritto, è già finita. Nessuno ha voglia di decifrare il tuo linguaggio oscuro. Usa parole semplici. Vai dritto al punto.
3. I like di Facebook non servono a niente, i soldi sì.
Tra gli errori di fundraising più diffusi c’è quello di concentrarsi sui risultati dei social media. Sì, lo so. È bello vedere i cuoricini sui social. Ma servono a qualcosa? No. Alla fine dell’anno, quello che conta è quanto hai raccolto e quanti donatori hai tenuto. Se un progetto ha preso 10.000 like ma hai chiuso in perdita, è un fallimento. Le reazioni e i commenti vanno bene per l’ego, ma non per pagare le bollette.
4. Comunica regolarmente o scompari dalla testa dei donatori.
Sparire per mesi? È suicidio. I donatori si dimenticano di te in un attimo. “Ma non voglio disturbarli troppo…” Basta con questa storia! La verità è che quasi tutti comunicano troppo poco, non troppo. Se hai qualcosa di interessante da dire, dillo. Senza timore.
5. Smetti di cercare la perfezione grafica. Il fundraising che funziona non dev’essere bello.
Lo dico sempre: i materiali di fundraising non devono vincere premi di design, devono portare donazioni. Se è bello o funzionale, scegli funzionale. Le brochure patinate e i video super eleganti non convertono. Il fundraising efficace è semplice, diretto, a volte anche brutto. Ma funziona.
6. Racconta storie che fanno emozionare, non scrivere articoli accademici.
Le persone donano quando gli si stringe il cuore, non perché hai il miglior report di 20 pagine. Racconta storie vere, potenti, crude se serve. Lascia perdere i numeri complicati, fai vedere le facce delle persone che hai aiutato. L’emozione batte i grafici ogni giorno.
7. Chiedi, ringrazia, racconta. Se salti uno di questi passaggi, sei fuori.
Troppa gente chiede, chiede e ancora chiede. E poi sparisce. Niente grazie, niente aggiornamenti. Se non ringrazi e non racconti come usi i soldi, il donatore non tornerà. Mai più. Vuoi donazioni ricorrenti? Devi meritartele. Punto.
8. Costruisci un percorso per ogni donatore.
Dal primo contatto al lascito, ogni donatore deve sapere cosa fare. Non lasciare le cose al caso. Se un donatore ti lascia la mail, deve ricevere subito un invito a donare. Se dona una volta, devi sapere già quale sarà il prossimo passo. Il fundraising è un percorso, non un salto nel buio. E questo vale sia per gli individui, che – a maggior ragione – per le aziende.
Ora tocca a te. Qual è il punto in cui sei più carente? Scegline uno, metti in pratica un cambiamento e vedi cosa succede. Il fundraising non è magia, è metodo. E il metodo si costruisce, un passo alla volta. Evitare questi 8 errori di fundraising è il primo passo per raccogliere di più.